The Others art fair – TURIN (IT) – 2016

Questa volta ci potete leggere in Inglese E in Italiano. Buona lettura. This time you can read us in English AND in Italian. Have a good reading.

We are glad to announce that we will be part of this year edition of The Others art fair in Turin, Italy. Siamo lieti di annunciare la nostra partecipazione alla fiera dell’arte The Others a Torino.

Exhibiting: In mostra: Mathilde Nardone, Skawager-SKWG, Elena Helfrecht
We will be at booth nr. 08.
Saremo allo stand nr. 08.

Dates: Date:
3rd – 6th November 2016. 3 – 6 Novembre 2016. 
Opening Hours: Orario di Apertura:
3rd November | h. 9.00pm – 1.00am | Opening party
3 Novembre | ore 21:00-01:00 | Vernissage
4th – 5th November | h. 5.00pm – 1.00am
4-5 Novembre | ore 17:00 – 01:00 
6 November | h. 11.00am – 8.00pm
6 Novembre | ore 11:00 – 20:00
 
Entrance Ingresso  7,00 €
 
 
 

 

ABOUT OUR BOOTH:

“A proper Still Life borns the day in which a painter takes the fundamental decision to select and compose in a plastic entity a group of inanimate objects. The fact that, influenced by time and space, the artist could charge the composition of whatsoever spiritual meaning doesn’t influence the goal of this kind of work: to impose to the viewer the poetic emotion felt from the gathered beauty perceived in those objects and their composition”
Charles Sterling, art historical and keeper of Musee du Louvre from 1929 to 1961

“Una autentica natura morta nasce il giorno in cui un pittore prende la decisione fondamentale di scegliere e comporre in una entità plastica degli oggetti inanimati. Il fatto che in funzione del tempo e del luogo l’artista la carichi di qualsivoglia allusione spirituale, non influenza la profondità dello scopo del lavoro: imporre l’emozione poetica suscitata nell’artista stesso dalla bellezza carpita in quei dati oggetti e nella loro composizione”
Charles Sterling, storico dell’arte e conservatore del museo del Louvre dal 1929 al 1961.

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Mathilde Nardone – Nature Morte Par Scanner, “Terril 1 et 2”

MATHILDE NARDONE with her serie of works “Nature Morte par Scanner” brakes the classical concept of Nature Morte due the instrument chosen for her reproductions: the scanner. Creating her compositions directly on the lent of the machine, the artist has proper control only on the side of the composition that will not be reproduced in the actual artwork. Even the light, other fundamental element in the creation of a still life, has in Mathilde’s works a very different role: the one of pushing the scanner – functioning through light – to get “emotional” and generate “mistakes” in its scanning: scratches, spots, unpredictable out of focuses. These “errors” are the peculiarity that give to the image its unicity: even scanning a second time the same composition the resulting image will be different from the previous one, so the emotions of the viewer.
The selection of plants in these two images from Mathilde is grounded in the theme Nomadism.
These flowers are wild plants growing spontaneously on the fields where used to be the coal mines  which pushed so many people to travel and move around Europe running from famine toward jobs opportunities.For Mathilde these flowers are the incarnation of the history of the early XX century massive migration. They portray the reaffirmation of life, the history of a family looking for a better future.

MATHILDE NARDONE con la sua serie di lavori “Nature Morte par Scanner” rompe il concetto classico di composizione di natura morta proprio a causa del mezzo di riproduzione scelto: lo scanner. Creando le sue composizioni direttamente sul vetro della macchina, l’artista ha reale controllo del solo lato della composizione che non verrà riprodotto nell’opera definitiva. Persino la luce, altro fondamentale elemento nella creazione di una natura morta, ha nei lavori di questa artista un ruolo differente: quello di spingere lo scanner, il cui funzionamento è basato sulla luce, ad “emozionarsi” e generare degli “errori” nella scansione – graffi, macchie, sfuocati imprevedibili. In realtà sono proprio questi “errori” che danno alla composizione una unicità irripetibile: ad un secondo passaggio sulla stessa composizione l’immagine che ne risulterà sarà in ogni modo diversa, così come le emozioni suscitate nell’osservatore.La selezione delle piante dei lavori che vorremmo presentare è motivata dal tema Nomadismo.
Si tratta di fiori selvatici scelti con parsimonia e selezionati sulle terre delle miniere di carbone in Belgio. Oggi crescono spontaneamente sui cumuli di terra nati dagli scavi delle miniere stesse, dove immigrati e nomadi erranti in cerca di fortuna venivano mandati a lavorare. Per l’artista questi fiori incarnano il lavoro, la storia di un popolo e il cammino degli uomini che lasciarono la loro terra. Rappresentano la vita stessa che si riafferma e simboleggiano una storia di famiglia errante alla ricerca di una sorte migliore.

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Skawager – Crown

The works of the Belgian duo SKAWAGER have the charme of ancients Wunderkammer, when nomads, travelers, explorers or so called ones, were presenting to the world all the wonders founded around the planet, possibly stolen to the most incredible creatures. Exotic characters always on the move to the next wonder. Truly the delicate combination between taxidermy, painting, sculpture and graphics in Skawager’s work has not only the goal of wonder the viewer, but to push reflection on ecological environmental issues. The animals used in their compositions are death for natural causes. Through Skawager’s work they undergo a metamorphosis, transforming into artwork, alive as such. This serie of works we are showing is titled “Crown”. A crown stands for spiritual and worldly power. It is a headdress of the elect persons, to be recognized and to be glorified. They were originally simple wreaths which pointed to the celestial symbolism of the circle. The circle represents infinity, Sun, Moon, perfection and therefore God. Wearing a crown elevates from the rest of humanity, getting closer to the divine.
Skawager questions modern day reality in this body of work and the false idols wearing crowns, often of morality, to distinguish themselves but hidden are the corrupt lies.

I lavori del duo di artisti belgi SKAWAGER hanno il sapore delle antiche Wunderkammer, quando nomadi della terra, viaggiatori, esploratori, o presunti tali presentavano meraviglie raccolte ai quattro angoli della terra rubate alle creature più fantastiche. Personaggi erranti di impostazione esotica, viaggiatori perpetui alla ricerca di nuove bizzarrie con cui incantare il mondo.
In realtà il delicato accostamento di tassidermia, pittura, scultura e grafica nei lavori degli Skawager ha non solo lo scopo di stupire l’osservatore, ma di stimolarlo alla riflessione sulle attuali condizioni ambientali e sull’impatto emotivo che la natura ha nella vita di ognuno.
Gli animali utilizzati nelle loro composizioni sono morti di morte naturale. Attraverso il lavoro degli Skawager subiscono una ulteriore metamorfosi trasformandosi in opera d’arte, viva in quanto tale. 
La serie di lavori degli Skawager che presentiamo si intitola “Crown” (corona). La corona rappresenta il potere, in tutte le sue sfaccettature, sia spirituale che temporale. Copricapo del regnante, per esser facilmente riconosciuto e glorificato. In origine era composta di elementi naturali, che puntavano alla celeste simbologia del cerchio. Simbolo della perpetua continuità, della perfezione, del Divino, del Sole, della Luna e della Terra. La corona eleva dai propri pari e avvicina al divino.
La serie dei lavori “Crown” degli Skawager mette in discussione la realtà quotidiana della società contemporanea, dove troppo spesso valori sfalsati o assenti vengono osannati, “incoronati” come ad abbagliare le masse e nasconderne l’intrinseca corruzione.

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Elena Helfrecht – Essenzen 1

The German photographer ELENA HELFRECHTt, in spite of her young age,
has an astonishing mature sensibility that pops up to the eyes since the first blink at her body of work. Hers is a special ability: to immortalize emotions and feelings with her camera. In fully spirit Sturm und Drang, Elena uses herself quite often as main subject of her photos, transforming like this the subjective to universal. Her works have a strong aesthetic taste clearly influenced by the German Neo-Romanticism and the landscapes she grew up in: hazed forest under a white sun, so rich of melancholy. Elena too, as many young people today, left her homeland and begun to wander around Europe searching her true self, armed only with her camera, mirror of her emotions and witness of the metamorphosis of her soul.

La fotografa tedesca ELENA HELFRECHT, malgrado la giovane età ha una sensibilità estremamente matura che salta immediatamente agli occhi sin dal primo sguardo ai suoi lavori. La sua è una abilità speciale, quella di immortalare emozioni e stati d’animo con la sua macchina fotografica. In pieno spirito Sturm und Drang, utilizza molto spesso se stessa come soggetto, trasformando il soggettivo i in universale, con un fortissimo senso estetico indubbiamente influenzato dal neo-romanticismo tedesco e dai luoghi della sua infanzia: le foreste della Bavaria, con le sue brume e luci bianche così cariche di melanconia. Anche Elena come molti giovani, ha lasciato la sua Bavaria ed ha iniziato un nomade peregrinare in giro per l’Europa alla ricerca di se stessa, armata solo della sua macchina fotografica, specchio delle sue emozioni e del trasformarsi della sua anima.